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mercoledì 26 settembre 2012

10^ Edizione del Concorso Nazionale di Poesia Città di Sant'Anastasia

Vi segnalo che è in scadenza (30 ottobre) il Premio Nazionale di Poesia Città di Sant'Anastasia!
Di seguito troverete il bando e per ulteriori informazioni potete collegarvi al sito http://concorsopoesiasantanastasia.blogspot.it/ 


Parte anche quest'anno il Concorso Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia", giunto alla decima edizione. Dieci anni ininterrotti di programmazione e realizzazione di un evento che è divenuto senza alcun dubbio uno degli appuntamenti culturali più importanti della nostra cittadina, evento che, come sappiamo, è stato anche recentemente istituzionalizzato, riconoscendone così la validità e la qualità, nonchè il ritorno d'immagine per la Città, che è così ben inserita e riconosciuta nell'ambito della promozione culturale e in particolare letteraria, a livello nazionale.
La formula del concorso prevede anche per questa decima edizione la partecipazione con elaborati inediti a tema libero, con una sottosezione dedicata all'ambiente e territorio vesuviano; saranno premiati, come per le precedenti edizioni, anche le migliori poesie dei giovani autori e degli autori del nostro territorio. Cospicui come sempre i premi: 600 euro al primo classificato, 350 al secondo, 250 al terzo. Saranno inoltre attribuiti altri premi con targhe ed oggetti in rame dell'artigianato locale, al fine di far conoscere anche al di fuori della nostra Città le realtà artistiche, artigianali e commerciali locali, di antica tradizione.
L'organizzazione e direzione artistica dell'intero progetto è affidata, come sappiamo, all'Associazione IncontrArci di Sant'Anastasia, e nella fattispecie al poeta Giuseppe Vetromile, che ne cura il coordinamento e la segreteria.
Il bando, che è già in via di diffusione, prevede una scadenza per la presentazione degli elaborati fissata per il 30 ottobre prossimo, mentre la cerimonia di premiazione è prevista entro la fine dell'anno.
Infine, per celebrare la decima edizione del concorso, è allo studio una ulteriore sezione dedicata al libro di poesia edito, al fine di rendere il nostro concorso letterario ancora più importante e noto, come già era stato proposto ultimamente sia da parte della nostra Associazione IncontrArci, sia da parte dell'Amministrazione Comunale.

Qui di seguito il Regolamento completo.

Il Comune di Sant'Anastasia (Napoli) indice e promuove la X Edizione 2012 del Concorso Letterario Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia", avvalendosi dell'Organizzazione e Direzione Artistica dell’Associazione “IncontrArci” di Sant’Anastasia - Circolo Letterario Anastasiano. Al concorso potranno partecipare tutti i cittadini residenti in Italia o all’estero, purché i testi siano in lingua italiana.
E' possibile partecipare inviando una o due poesie in lingua italiana a tema libero, di lunghezza non superiore ai 50 versi, in 6 copie, di cui una soltanto completa di generalità, recapiti telefonici ed e-mail, e di una dichiarazione firmata che ne attesti la paternità.
Nell'ambito di questa sezione è anche possibile presentare un'ulteriore poesia ispirata al tema: "Ambiente e territorio vesuviano", in lingua italiana od anche in vernacolo napoletano, sempre in 6 copie di cui una con le generalità.

Si richiede un contributo unico per spese organizzative di Euro 10 (dieci) da versare su c.c.p. nr. 63401236 intestato all’Associazione “IncontrArci”, con causale: Concorso di poesia Città di Sant’Anastasia X Edizione. Fotocopia del versamento dovrà necessariamente essere allegata agli elaborati.

Premi

Soltanto per la sezione a tema libero in lingua italiana, sono previsti i seguenti premi:
1° premio: Euro 600; 2° premio: Euro 350; 3° premio: Euro 250.

In base alla graduatoria generale stabilita dalla Giuria, saranno inoltre premiati con Targhe ed eventuali premi speciali:
-le migliori poesie ispirate al tema "ambiente e territorio vesuviano";
-le migliori poesie di Autori giovani e ragazzi (fino a 23 anni);
-le migliori poesie degli Autori locali (Sant'Anastasia e dintorni).

A discrezione dell'Organizzazione, e in base alle valutazioni della Giuria, potranno essere inoltre conferiti altri riconoscimenti consistenti in manufatti in rame dell’artigianato locale, libri e pubblicazioni artistiche messi a disposizioni da eventuali Enti e/o Sponsor.
I premiati e i segnalati riceveranno inoltre diplomi con motivazioni.

Modalità di partecipazione

I plichi dovranno essere spediti unicamente al seguente indirizzo: SEGRETERIA DEL CONCORSO NAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI SANT’ANASTASIA”, PRESSO UFFICIO POSTALE DI MADONNA DELL’ARCO, 80048 MADONNA DELL’ARCO (Napoli), entro il 30 ottobre 2012. Si prega caldamente di evitare le raccomandate. E' anche possibile l’invio per posta elettronica all’indirizzo circolo-lett-anastasiano@hotmail.it  In questo caso si dovrà allegare anche la fotocopia dell’avvenuto versamento, oppure indicarne gli estremi.
Gli elaborati non saranno restituiti. L’Organizzazione non risponde di eventuali disguidi postali o mancati recapiti.

I nomi dei componenti della Commissione esaminatrice, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile, verranno resi noti il giorno della premiazione, che si terrà in Sant'Anastasia in giorno e luogo da stabilirsi. Soltanto i premiati ed i segnalati saranno tempestivamente avvisati.
Gli altri partecipanti potranno conoscere i risultati del concorso sui siti: http://concorsopoesiasantanastasia.blogspot.com; http://circololetterarioanastasiano.blogspot.com,  e sugli altri siti letterari, oppure telefonando in Segreteria.
I premi dovranno essere ritirati direttamente dagli interessati. Soltanto in caso di seria e comprovata indisponibilità, è ammessa la delega per iscritto. In caso contrario, i premi non verranno consegnati né spediti.
Ai sensi dell'art. 10 della L. 675/96, si assicura che i dati personali relativi ai partecipanti saranno utilizzati unicamente ai fini del Concorso.

Per eventuali informazioni, è disponibile la Segreteria (081.5301386 ore serali); e-mail: circolo-lett-anastasiano@hotmail.it.

L'Organizzazione ringrazia tutti coloro che vorranno diffondere la notizia del presente Concorso di Poesia.
Si prega di non attendere gli ultimi giorni per l’invio degli elaborati, onde facilitare il compito della Segreteria e della Giuria.    

Per la celebrazione della X Edizione del Concorso, è allo studio una sezione dedicata alla Poesia Edita, il cui bando verrà redatto e diffuso a parte.


martedì 24 luglio 2012

Manuel Cohen su Agave di Cinzia Marulli Ramadori


Recensione pubblicata sull'almanacco della poesia italiana Punto n.2-2012 (Ed. PuntoaCapo)

Cinzia Marulli Ramadori, Agave, LietoColle, Faloppio (CO) 2011. (di Manuel Cohen)
Agave è il libro di esordio di Cinzia Marulli Ramadori (1965), che arriva al primo titolo dopo un lungo percorso e varie presenze su riviste e antologie. Maria Grazia Calandrone nella sua prefazione definisce questo lavoro un “inno alla chiarezza della vita e dell’amore”. L’agave è una pianta molto comune, eppure dalla fioritura rara che può variare dai 6 ai quarant’anni dalla nascita. Generalmente, una volta fiorita, la pianta muore, o si riproduce grazie alla diramazione di bulbi e di radici sotterranei. La pianta ed il suo fiore sono presi dunque a pretesto per dire della vita trasmessa ad altra vita e della morte, della nascita e della continuità nel suo faticoso e silenzioso riaffiorare alla terra e alla luce. L’agave dunque come simbolo della fertilità della donna, tra genitorialità, maternità e filiazione: un portato al femminile, un DNA, implicito nella figura della madre, della figlia, della sposa e dell’amica: ma anche metafora ‘fiorita’ dell’otre materno, variamente registrato nella frequenza, ad esempio, del lemma grembo: «Nel grembo mio/ è nato il mio fiore» (Di catene avvinta, p.31). Ma con ogni probabilità, più del fiore, è la pianta ad imporsi quale correlativo oggettivo del corpo femminile: «Ed è nel mio grembo che nasce la speranza» (Amore, p.26). Agave è un viaggio iniziatico tra elementi di natura: non casualmente, ma predisponendo la parola al divenire cosmogonico, sin dai titoli delle sezioni sono chiamati a raccolta aria ed acqua, terra e fuoco; o tra biologia ed esistenza, che si impongono sempre come rispecchiamento o spia di una realtà sensoriale, relazionale, emozionale e metafisica. I testi della Marulli ci dicono con elementare esattezza le gioie e i dolori, gli inizi e le fini, le aspettative e le cadute, le passioni e le attese, e ci restituiscono una dimensione della scrittura priva di infingimenti, innervata a una fitta rete     interrelazionale: si pensi ai numerosi testi dedicati agli amici, come a voler restituire alla parola poetica una sua dimensione sociale, conviviale, altrimenti e in genere archiviata. Ma questa voce che non si nasconde e non teme di dire, e di dirsi, risulta tutt’altro che ingenua nelle sue modalità espressive: basterà una rapida osservazione della lingua. Ad esempio, sarebbe interessante uno studio dei verbi riferiti spesso ad azioni o parti del corpo e usati in efflorescenza di tropi o metafore “in aria e in aura botanica”, come suggerisce Plinio Perilli nella generosa e dotta postfazione: per non dire del particolare uso di molti termini e verbi, ad esempio, il ricorso al riflessivo ‘si arriccia’ usato come metafora dell’onda; o mareggiare: ‘mareggia il mio sentire’,  per non dire dei casi interessanti in cui per fenomeno di conversione linguistica aggettivo e sostantivo si trasformano in verbi: ‘mi rotondo nell’ignoto’, ‘s’arancia il mio sguardo’ . Al suo esordio, la nostra autrice dimostra di avere le idee chiare circa l’orientamento intrapreso dal proprio percorso: l’oggetto, ovvero la natura del rapporti umani, i legami e i sentimenti più autentici, e  la forma o stile: in direzione di una lingua che si personalizza, si irrobustisce con neologismi e soluzioni non scontate, e nella ricerca di una parola analogica riconoscibile, una volta che avrà del tutto metabolizzato, ed è un augurio che le facciamo, l’inevitabile prontuario metaforico e l’immaginario ‘di tradizione’.

giovedì 5 aprile 2012

Dante Maffia su Agave di Cinzia Marulli Ramadori

CINZIA MARULLI RAMADORI, Agave,  Faloppio, LietoColle, 2011
Mi hanno sempre ripetuto alcuni grandi maestri della poesia e della critica letteraria come Aldo Palazzeschi, Giacinto Spagnoletti  e Mario Sansone, che di un’opera prima vanno  segnalati soltanto i meriti. Gli eventuali errori non bisogna considerarli, le eventuali cadute  bisogna ignorarle. Dunque sono andato alla ricerca soltanto dei pregi di Agave e non ho voluto sapere, non voglio sapere se per caso c’è qualcosa che non funziona. Mi sono fatto fasciare dai versi di Cinzia, prendere dalla loro umanità e dal loro sapore amicale e non mi sono sfuggiti i Ringraziamenti che illuminano un aspetto assai importante della personalità della poetessa.
Cinzia nasce dalla tradizione italiana più acclarata, ma non la imita. Anzi  ne smussa le punte aguzze, i toni altisonanti per approdare a un pacato modo di “raccontare”  evocando e cercando di descrivere i sentimenti della sua quotidianità. Parla in modo diretto (Tu sei acqua / amore mio / nella quale leggera / io nuoto); compie atti di fede con l’entusiasmo di un’adolescente  (a Nina Maroccolo, ad Anita Napolitano), adopera il vocabolario delle emozioni  aperte e  consuete: per la madre, per il figlio, per ogni incontro che ritiene importante; si confessa e guarda dritto negli occhi il lettore. Ma non è un atto di sfida o di  iattanza, semmai è la ricerca di un assenso e di un consenso, il desiderio di essere accolta come una compagna di strada che sa abbeverarsi alla poesia e non chiede altro.
Credo che il cammino di Cinzia, appena cominciato, le darà grandi soddisfazioni, perché possiede una grande passione per il mondo delle lettere e possiede il calore necessario per inseguire le sirene del canto.

Dante Maffìa

Vanna Corvese su Agave di Cinzia Marulli Ramadori

Caserta, 2 aprile 2012                                             
  
 “AGAVE”
di Cinzia Marulli Ramadori
 Note di  Vanna Corvese

[Ho ricevuto la silloge di Cinzia quando volevo lasciar perdere ogni iniziativa di presentazione di libri. Questo però m’incuriosiva; avevo letto l’esergo e il ritratto poetico di Anita Napolitano  e mi piaceva la bella copertina con l’uccello di fuoco di Andrea Leoni, ma lo lasciavo stare lì bene in vista nello scaffale delle ultime pubblicazioni, senza decidermi. Solo dopo un po’ di tempo ho cominciato a leggerlo.]

 Mi ha colpita allora lo slancio lirico e l’unità d’ispirazione di questa opera prima. Il cuore della raccolta è racchiuso nell’esergo, che è nello stesso tempo dedica e incipit del libro:   
                                               Figlio
                                                         io sono  Agave
                                                                 nel suo fiore
                                                                     svetta
                                                                il mio amore
 L’amore è il filo rosso del percorso di Cinzia nella vita e nella scrittura e lega i quattro elementi, che corrispondono alle quattro sezioni del libro: radice, fiore, amnios e aere.
 L’agave, che si erge dritta e forte sul fusto, è una pianta ben radicata nella terra, fiorisce una sola volta e dopo aver raggiunto la sua pienezza, muore.  Ha numerose spine all’apice e ai margini delle foglie. Dunque il dono che reca gioia, il fiore, si accompagna alla presenza dolorosa degli aculei. Cinzia si affida alle immagini che germinano da questa metafora per esprimere il miracolo della vita, che ha in sé dolore e bellezza e si estende gradualmente oltre la cerchia degli affetti familiari.
In questa raccolta l’autrice cerca l’equazione tra slancio creativo e forma compiuta, tra passione e costruzione sapiente.
Tradurre in linguaggio poetico l’esperienza della maternità ha creato un ponte tra ciò che è indicibile, tumultuoso, oscuro  e ciò che è limpido, dominato dalla ragione. Nonostante la prevalenza di toni intimistici, i versi manifestano una forte coscienza di donna provata dalle difficoltà della vita. L’esperienza, limitata ma vissuta profondamente, la rende capace di comprendere condizioni di sofferenza diverse dalle sue, per esempio quelle causate dalla violenza del potere criminale:  in una lirica intitolata “Si straziano i silenzi”, trasfonde il suo amore della vita in accenti forti di indignazione civile per l’uccisione di Peppino Impastato, dedicando i versi non solo a tutti i giovani che si sono ribellati alla mafia, ma anche alle loro madri (pag.18).
 Il suo sguardo, così attento a ciò che è dentro di lei e vicino al suo mondo, è capace di spaziare anche lontano.
Nel libro esprime  il mistero della nascita che fiorisce nel grembo, e poi la vicinanza fisica, il legame forte con la piccola vita affidata a lei,  ma nello stesso tempo i suoi versi rivelano una precisa cifra spirituale: l’amore materno si estende ad altri aspetti dell’esistenza e a eventi interiori, anzitutto al sentimento dell’amicizia, che ha diversi gradi, nasce da un’affinità profonda con un’altra donna nella quale scopre che la passione e il dolore diventano poesia [“Ad Anita Napolitano” ].
Questo afflato approda a una forma alta e commossa nell’ultima poesia, “Carla e Roberta”, che costituisce la preziosa appendice intitolata AMORE, quasi il suggello della raccolta. Roberta è una donna autistica. Carla è la madre di Roberta.
C’è un percorso unitario nelle quattro sezioni, RADICE (terra), FIORE (figlio e fuoco della giovinezza), AMNIOS (acqua, liquido amniotico), AERE (aria) .
1] Il grembo che esplode al vagito della vita è la terra e la radice. (p.14) È nel corpo-materia che cresce il  fiore-figlio. Il corpo si dona in un abbraccio, ed è qui che nasce la speranza di un amore più vasto.
Il questa realtà fisica e spirituale c’è anche il radicarsi dei sentimenti e delle scelte fondamentali, anche eroiche, di un’umanità dolente.
Il grembo è anche quello della madre morente. Cinzia attende l’ultimo alito e invoca un solo secondo per stringerla al petto/per tornarle nel grembo (pag.19). Di fronte all’ictus il dolore si traduce in un linguaggio metaforico sorprendente:
    non più parole /ma strascicati versi e /occhi persi /       nel bianco dell’oscurità/ il corpo non risponde/ è tronco d’albero senza radice…
L’esperienza della terapia intensiva a cui è sottoposta la persona cara ispira accenti duri, quasi violenti, nelle immagini  di “Tubi dissonanti”  (pag.23) della terapia intensiva sembrano meduse / che si avvinghiano / a corpi fatiscenti /…
La sezione si conclude con un canto d’amore esteso a tutta un’umanità dolente (pag. 26) 
 Ed è nel grembo che nasce la speranza /di creare finalmente quel sentire /che ogni anima dovrebbe sempre ricordare /anche quando s’incrociano gli sguardi / di tante persone ignare e sconosciute
In una lirica la speranza è detta “piuma” con una metafora insolita.
2] Il tema della maternità si sviluppa poi nei versi della seconda sezione, “FIORE”, dove prevale il senso della vita che cresce nella realtà della nuova generazione. In “Logopedia” la tenerezza materna segue il silenzio, ed il lieve esitare del … balbettio/ Quella parolina sospesa sul respiro. (pag. 33)  Il figlio con mille colori disegna il suono disperatamente e infine urla i suoi colori. E ad ogni alba ritrovata la luce inonda la mente della madre e il cuore si spalanca / ed abbraccia la vita. (30).
Cinzia ha uno sguardo attento sull’adolescenza, che appare inconsapevole degli eventi e manifesta il disagio nei silenzi, nei giochi beffardi e nelle lacrime di rabbia (pag.34).
 Sa cogliere il trepidare della gioventù insicura nella “Notte prima degli esami” (pag.36)
Nella poesia Acrobata (35) c’è un’immagine che traduce uno stato d’animo con una forma audace di sinestesia:   Gli sguardi / velati dall’incertezza /  intingono i pennelli / nei colori della speranza.
3] Nella sezione AMNIOS, l’acqua è celebrata come l’elemento che accoglie e fa crescere anche i pensieri. Qui la parola si collega al tema del sogno e del silenzio, sullo sfondo marino. Sono molteplici i significati della voce, intesa in senso proprio e metaforico: a volte si ascoltano “I sospiri del mare” (pag.49) dove  il pensiero fluisce verso l’orizzonte / tra le freschezze azzurre degli ariosi pensieri;  altre volte il vento soffia sulle foglie /  e il corpo si piega / al fluire della marea (51); oppure soffia il “Maestrale”(p.48)  ed è un vagare solitario / tra la risacca del tempo.
4] L’ultima sezione, “AERE” ci fornisce interessanti indizi sulla scelta della scrittura, collegata alla contemplazione della bellezza e alla profondità dello sguardo sulla realtà.
Il discorso prende forma con un ricco linguaggio metaforico:         (pag.59)
Straripa l’inchiostro / dagli argini della mia anima /è  un fluire nero e tumultuoso / sul bianco foglio della ragione.
Il compito della scrittura poetica non è facile. A volte le forti emozioni diventano urlo di ribellione, come nella poesia dedicata ad Anita (pag 72 )
  La tua penna ha inciso nella roccia
 la rabbia sconfortante dell’offesa…
 È adombrata altrove la presenza di una guida. Il maestro è visto “silenzioso / camminare tra pareti di carta”, a lui si rivolge (pag.62) quando cerca di definire una forma di poesia:
                                                        ed io sono lì
                                                        nascosta nel buio
                                                        e ascolto nell’aria
                                                        la tua poesia
                                                        rompere il silenzio

                                                        è come breccia
                                                        nella roccia
                                                        che implode

                                                        ora
                                                        vedo la via
                                                        frammenti di pietra
                                                        tracciano il sentiero.


Queste note si concludono con la lettura della poesia “Carla e Roberta”  dell’ultima sezione intitolata “Amore”, nel segno di un profondo senso della maternità, da cui è possibile allargare lo sguardo su un orizzonte più vasto
                                                                           Vanna Corvese