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sabato 12 marzo 2016

Lo sguardo oltre - Lucianna Argentino e Luisa Pianzola

Giovedì 17 marzo 2016 alle ore 18 e 30 dialogherò con le poetesse Lucianna Argentino e Luisa Pianzola.


Ci incontreremo nell'enoteca letteraria di via IV Fontane 130 a Roma.

Estremamente interessanti le loro ultime pubblicazioni poetiche edite entrambi dalla casa editrice La Vita Felice nella collana Voci Italiane: "Una specie di abisso portatile" di Luisa Pianzola e "Le stanze inquiete" di Lucianna Argentino. Due opere che mettono in evidenza uno sguardo profondo, intenso, che travalica le apparenze ed il proprio sé.

Il pubblico partecipante all'evento è inviato a contribuire con propri interventi sul tema "Lo sguardo oltre". 

giovedì 3 marzo 2016

AMINA sul sito della CASA DELLA POESIA DI MONZA







Amina di Cinzia Marulli sul sito della casa della poesia di Monza

Amina è un testo sull'infubilazione. Una pratica a cui sono sottoposte milioni di bambine ogni anno. Una pratica indicibilmente dolorosa che deturpa il fisico e la dignità della donna. 

Credo che sia dovere di ogni persona combattere questa pratica che risiede nella tradizione di molti paesi e che nulla ha a che vedere con la religione. 

Ringrazio la Casa della Poesia di Monza per la diffusione di questo testo e dell'audio che ho realizzato con il GatestudioRecord di Carlo Leoni. 

sabato 27 febbraio 2016

Percorsi di Cinzia Marulli prefazione Jean Portante (Ed. La Vita Felice)

Esce in marzo la mia terza raccolta di poesia. E' un percorso durato sette anni. Il libro si struttura in tre sezioni. La prima è il "Senso bianco delle nuvole" e traccia visioni e  interrogativi sull'esistenza. La seconda è "Il paradosso del cerchio" ovvero uno sguardo alla vita, nei suoi molteplici aspetti. La terza sezione è "Il riflesso della luce" e rappresenta la mia visione dell'oltre e della morte.

Il mio ringraziamento speciale a Jean Portante per la prefazione intensa e sensibilissima.


Percosi sul sito della Casa Editrice La Vita Felice










La prefazione di Jean Portante

Cinzia Marulli o la sfericità dell’essere

C’è leggerezza nelle poesie di Cinzia Marulli, non quella delle parole, ma del vento, delle nuvole, della nebbia.  Ciò apre il cammino alla chiarezza.  Al biancore.  Sgretola l’oscurità, la rinchiude nell’ombra. Invita al viaggio.  Ci mette in cammino sul sentiero.  E riabilita, non la strada percorsa, ma, dopo di essa, il ritorno.  Mi viene da pensare al poeta Piere Joris quando scrive “se ritorni, riporta il cammino con te”. Questo è un libro del ritorno, dunque, del ritorno eterno, Ma verso dove? Verso che cosa? Verso chi?
La poesia, secondo definizione, quasi, pone delle domande. E, soprattutto, è circolare. Su qualsiasi punto della sua circonferenza, essa è unita a un centro che non abbandona mai, poiché dimenticarlo sarebbe come dimenticare se stessa, divenire sciame di parole nell’eclissi delle nuvole. Queste poesie, questi “Percorsi” sono come aquiloni. Volano, si avvicinano alle nuvole, ma nessuna mano le abbandona. Ed è così, la mano del poeta, distribuisce i fili dal centro dell’esistenza. Il labirinto è lì, ma Icaro è lontano. Il poeta ha appreso la lezione della cera.

In questo senso, “Percorsi” è il libro dei bilanci, e il ritorno è un viaggio intimo verso il centro dell’”io”.  Basta poi affondare la zappa e smuovere la terra intorno ai piedi.  Scavare. Per sotterrare il male di ciò che è stato.  Per dissotterrare i ricordi, così, che come i petali di un fiore esistenziale assorbono la clorofilla che un sole nascosto gli invia.  Poi, ricominciare a mettere un passo dopo l’altro per riannodarsi con il ciclo della vita e della morte. Rinascere fiore. Con i colori del desiderio. E morire in quei stessi colori. Morire, ultimo ritorno alla terra, alla cenere, a quelli – il padre e gli altri – che, prima, hanno preso in prestito l’ultimo percorso.

C’è del sacrificale in questo movimento. Ritualizzazione del ciclo. Del cerchio. La poesia gira intorno al suo nocciolo come la vita gira intorno al sole. E, girando, rifà il cammino che dalla radice va alla spiga e poi ritorna alla radice.  E’ così che si rispondono il futuro e il passato. Grano dopo grano. Grano di rosario. Grano di sabbia.  Poiché anche lì il cerchio domina. Addormentarsi nel mare per risvegliarsi nella pietra. Con, al risveglio, la domanda della chiave. Una chiave a portata di mano, ma chissà a quale serratura è destinata? Mare, pietra. Chiave, serratura. Il cerchio. Ombra, luce. Il cerchio. Come l’”io” uguale all’acqua che evapora, sale verso le nuvole, poi la pioggia che scende, divenuta acqua, sulla terra.

Attenzione però: la poesia di Cinzia Marulli non è una poesia esistenzialista, ma esistenziale. Nel senso che, piantato nella terra, l’essere tende verso l’alto come l’albatros di Baudelaire.  Là dove la speranza ha grandi ali. Ma sente, l’essere, al tempo stesso il bisogno di radicamento nella terra, unica garante affinché non si perda ciò che è stato. L’alto e il basso non si escludono.  C’è di fatto, in queste poesie, una tensione estrema,  un dilaniarsi,  uno strappo, sì una sofferenza tra il bisogno d’immobilità e il desiderio di ampiezza.  Tra i piedi con i loro piccoli passi e la testa creatrice di spazio e di lontananza.
Scrivere è, insomma dice Cinzia Marulli, cercare il percorso.  Cercare il “tra”. La poesia si fa allora messaggero di una scienza ben particolare che chiamerei “tralogia”. La scienza del sentiero.
E’ questo “tra”, che dà alla scrittura il suo territorio. Territorio che offre, attraverso il setaccio dei ricordi e dei desideri, i suoi temi alla poesia: il tempo che passa, l’evanescenza dei ricordi, con, dall’uomo all’altro, tutto quello che la vita promette e tradisce.  Temi universali divenuti atomi dell’intimo.  Ciò non impedisce il grido di dolore quando colpisce il male che l’Uomo infligge all’umanità. Quindi il poeta è come te e me, conclude Cinzia Marulli, egli si fa la doccia, va al bagno, fa la spesa, in breve, egli vive.  E vede fino a che punto il cerchio della vita è torturato dalla mano umana.  Con la bocca ferita costantemente da una domanda: come tanto male è possibile nel bene?

                                                                                                                 Jean Portante


traduzione di Jean Portante e Cinzia Marulli

mercoledì 9 dicembre 2015

"I ricordi dovuti" di Antonietta Gnerre

La raccolta di poesia, I ricordi dovuti, con prefazione di Davide Rondoni, pubblicata nella collezione di quaderni di poesia Le Gemme (Ed. Progetto Cultura) è una raccolta selezionatissima e che ci dona l’esempio della ricerca poetica; la sintesi estrema della parola che va oltre il proprio significato per arrivare all’evocazione, e nella quale il “ricordo” diventa pensiero, riflessione, sentimento, preghiera.
Forte è la riflessione sul “Tempo” e sul “senso del vivere”. Tempo e Vita che diventano distanza spaziale.
Nella poesia della Gnerre si sente intensamente la sostanza della tua terra, dell’Irpinia, il ventre della nostra Italia, questa terra così forte e feconda, gravida di luce. Citiamo ad esempio i seguenti versi. “ Da bambina a giugno la vita era salda./I secondi non volevano varcare le impronte/tra le labbra del grano./Dove iniziava l’ombra sottile della terra./.
E ancora:“di tutti i colori amo il verde, l’immaginazione della sua andatura/
Chi è stato in Irpinia non può non vedere racchiusa in questa meravigliosa sintesi poetica tutta la terra d’Irpinia, nella sua concretezza, ma anche trasfigurata oniricamente.
Si può dire che nei versi della poetessa c’è l’intensità della natura che diviene sacra, come la vita, l’altro da sé, come ogni cosa che abbia un nome, un senso, un suono.
Non si può chiudere questa brevissima riflessione sulla poesia di Antonietta Gnerre senza citare l’incipit della prefazione di Davide Rondoni: La poesia della Gnerre è una voce tra gli alberi. appartiene a quel livello della natura umana che riguarda il sacro, l’amore fondamentale, la memoria.


Antonietta Gnerre
Antonietta Gnerre è poetessa, critico letterario, scrittrice, giornalista.
E’ laureata in Scienze Religiose presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.
Si occupa, come studiosa, della poesia spirituale del ‘900.
Collabora con la cattedra di Diritto e Letteratura del Prof. Felice Casucci presso l’Università del Sannio.
E’ presente in numerosi blog letterari, siti web, riviste cartacee e in rete con interviste e critiche poetiche a poeti e scrittori tra i quali ricordiamo poesiablog raimews di Luigia Sorrentino, Farapoesia, Abruzzo Cultra, Viadellebelledonne, lucaniart, liteaty, sapereincampania;
Ha curato le pagini culturali del settimanale cattolico Il Ponte.
Collabora a riviste letterarie come Gradiva, Poesia Meridiana, Capoverso.
Fa parte del comitato scientifico del Festival della Poesia dei Paesi  del Mediterraneo.
E’ presidente del Premio Prata, la cultura nella basilicata.
Ha curato le rassegne Conversando, Calici di Parole, Itinerari Culturali per l’associazione Agorà di Pratola Serra e Autunno in Reading.
Ha pubblicato le sillogi poetiche:
Il Silezio della luna (Manni 1994)
Anima di foglie (Delta 3 1996)
Fiori di Vetro – Restauri di Solitudine (Fara 2007)
Salici di Seta – Il viaggio del silenzio nei poeti Irpini (Fara 2008)
Preghiere di una poetessa (Fara 2008)
In saggistica
Meditazione poetica e Teologica in Mario Luzi ( Delta 3 2008)
Cristina Campo – Il viaggio silenzioso e spirituale, il silenzio del diritto  nei Saggi di Diritto e Letteratura curati da Felice Casucci per la Esi nel 2013
Il respiro universale del maestro Nicola Leone – nel catalogo a cura di Concetta Anna Leone  nel 2014
 
E per ultimo “I ricordi dovuti” con la casa editrice Progetto Cultura collana di quaderni di poesia Le gemme. nel 2015

giovedì 7 maggio 2015

L'abitudine degli occhi di Monica Martinelli (Passigli Poesia)



E' uscita in questi giorni la terza raccolta poetica di Monica Martinelli, L'abitudine degli occhi, per i tipi di Passigli Poesia. 
Monica non è nuova a libri preziosi e con quest'ultima raccolta ci conferma l'impegno, lo studio, la dedizione verso quest'arte che l'accompagna da sempre. Ci troviamo di fronte a un libro maturo e a uno stile conquistato. Non esiste banalità in esso ed è sempre evidente lo stile personale e particolarissimo della poetessa. 
Avremo il piacere di poterne parlare di persona il prossimo 18 maggio 2015 alle ore 18.00 presso la libreria IBS si Via Nazionale a Roma. Insieme a Monica ci sarà anche la preziosa presenza del prefatore Davide Rondoni. 

Vi lascio, ma solo per il momento, con i versi di Monica

Quello che cerco qui
è altrove
in un tempo raccolto
in solchi di mani
e pagine mai lette.

Confusa a credere sia quello il dolore
ti sarò grata se mi svegli
e mi convinci
che non è quando accade.
(Monica Martinelli da L'abitudine degli occhi - Passigli Poesia)