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giovedì 7 aprile 2016

Manuella Minelli su Percorsi di Cinzia Marulli



PERCORSI DI NUVOLA
Cinzia Marulli – La Vita Felice – 2016 – Pagine 80 - € 12 
Se è vero quel che diceva Franco Battiato e cioè che “Nella semplicità si nasconde il divino”, allora questi “Percorsi”, la nuova raccolta poetica di Cinzia Marulli, con la prefazione di Jean Portante, appena arrivati nelle librerie grazie all’editore La Vita Felice, sono qualcosa di assolutamente divino.
Le poesie di Cinzia Marulli sono chiare e leggere, hanno il peso delle nuvole (non a caso Nuvola era il suo nickname in un forum di scrittura), del vento, dell’aria e della nebbia. Inconsistenti, ma con una profonda, sebbene leggiadra, consistenza emotiva.
Sembrano Percorsi di aquiloni, tanto sono aerei, traiettorie poetiche in cui le parole fluttuano chiare e godibili, a delineare un percorso intimo verso il “sé”, una sorta di bilancio, necessario quando si è giunti più o meno alla metà del Percorso.
Cinzia, che ha fama di avere anche un abilissimo pollice verde, tocca la terra che la circonda, la scava a mani nude, va giù nel profondo e dissotterra gli abbandoni, i dolori, i lutti e le ingiustizie, non solo quelle personali, ma anche quelle cosmiche. Tirando fuori e riportando a galla il tutto, compie un percorso catartico, fatto di consapevolezza, perdono e accettazione, schierandosi dalla parte della pace.
Abbiamo molto amato le sue storie poetiche, perché le protagoniste sono le piccole cose e la loro potenza. La poetessa si inchina, non tanto alla maestà di quegli alberi immensi a cui tende il pensiero, poiché loro sono forti e svettano nel cielo sfiorando il profilo di Dio e quindi non hanno bisogno del suo interesse. Al contrario, si inchina invece davanti a un filo d’erba che ha la forza di rompere il cemento e di vivere tra le crepe dell’asfalto, perché senza di lui tutto sarebbe deserto.

I Percorsi di Cinzia Marulli sono un bellissimo inno al potere delle piccole cose. Prendiamo il ricordo di quando, nella calura estiva di una Roma bollente, arrivava la sera e noi ci sdraiavamo a terra sul terrazzo e ci sentivamo felici.
Ma anche alla forza del perdono (pag. 21), a  Madre  Terra (la spiga di pag. 24) e a Madre Natura (pag. 26), il Cerchio (pag. 31), Il ricordo struggente del padre che non c’è più meravigliosamente raccontato nella poesia di pag. 33, dove Cinzia ci fa assistere ad un film in bianco e nero, in cui un uomo bello e dignitoso è inginocchiato a svolgere un lavoro umile. E c’è gratitudine e Amore in questa lirica.
E che dire dell’allegra poesia dedicata ai poeti, che Cinzia finalmente tira giù da quel piedistallo d’oro dove qualcuno di loro si piazza con arroganza, mostrandoceli come brava gente che fa la doccia, va al bagno e fa la spesa….
Indubbiamente nelle sue liriche si percepisce l’influenza dei suoi viaggi in America Latina, Messico, Ecuador, dove è stata più volte invitata a portare la voce della poesia contemporanea italiana, non perché ci siano descrizioni di quei luoghi, ma perché la sue poesie sono di una semplicità e di una comprensione propria della poesia latino americana, dove non si usano particolari ermetismi, dove la poesia non è mai aulica e ridondante, proprio perché deve farsi comprendere da tutti, quasi uno striscione politico che grida “La Poesia è per il popolo”, concetto peraltro assolutamente sacrosanto e proprio dei Paesi latino americani.

Terra e Poesia, ecco che ritornano le due parole, un connubio che denuncia tutte le stragi di questo mondo, i bimbi morti di Gaza, la Shoah, i fratelli di Parigi, Amina e tutte le altre donne che a gambe larghe urlano la loro mutilazione (pag. 50), davanti a una platea dove la mamma è in prima fila e assiste in silenzio alla barbarie che altre vecchie stanno perpetrando sulla sua bambina, strappandole per sempre il suo intimo femminile, per impedirle di avvertire il piacere, in una pratica di tortura che passa di madre in figlia, di donna in donna, mutilando per tradizione tutte le bambine del villaggio.
Un tema penetrante, alla fine della raccolta, è quello della morte, sentimento vissuto senza alcuna drammaticità, ma con serenità e ironia. Perché forse nel sorriso è il segreto di tutto.

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martedì 5 aprile 2016

Andrea Mariotti su Percorsi di Cinzia Marulli (Ed. La Vita Felice)

Riporto di seguito la lettura fatta dal prof. Andrea Mariotti su una poesia tratta da "Percorsi" (ed. La Vita Felice)
e pubblicata sul sito www.andreamariotti.it

INTORNO AD UNA POESIA DI CINZIA MARULLI

Leggendo la recente silloge di Cinzia Marulli Percorsi (marzo 2016) con prefazione di Jean Portante, mi sono imbattuto in diverse poesie degne d’attenzione per chiarezza d’eloquio e vibrante umanità. Sicuro risulta infatti il gesto poetico della Marulli per la “pressione” di un’anima chiara a se stessa e dunque indotta a sprezzatura (senza snobismo) circa il labor limaedel verso in chiave vuotamente estetizzante. Tutta la silloge in oggetto propone al lettore motivi d’interesse; ma non potrò tacere soprattutto dello spessore semantico attivo nell’ultima sezione di essa, Il riflesso della luce, laddove la prima poesia si rivela splendida per fulminante virtù di sintesi:

Ho sentito dire che la vita è una cosa seria.
E’ la morte a essere beffarda,
ma il come è un’altra cosa.

Forse nel sorriso è il segreto di tutto

in quel piccolo topo
che fugge veloce
e cerca il suo riparo.

…ebbene tali versi -propedeutici a sequenza di poesie intrise d’una vitalissima dialettica riguardo alla morte/vita della poetessa- suggellano a parer mio l’essenza della poetica di Cinzia Marulli, allorché al centro di essi si fa strada una gnomica carezza d’anima: “Forse nel sorriso è il segreto di tutto”. Una religiosità del sorriso suggerisce dunque a voce bassa la poetessa, un allegria di mente per affrontare i nostri percorsi senza rimanere irretiti dal dolore. Ma non basta. L’umana ricchezza di questa poesia è in commistione profonda col godimento estetico offerto al lettore. Nei suddetti versi sono infatti presenti a ben guardare in filigrana Ungaretti e Montale. Del cantore dell’Allegria valgono (dalle Ragioni di una poesia) le parole famose “il poeta d’oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili. Dalla memoria all’innocenza, quale lontananza da varcare; ma in un baleno”. In merito a Montale difficile non ripensare alla chiusa della prima strofe di Dora Markus, dalle Occasioni. Quanto appena evidenziato è naturalmente il tessuto connettivo, la “memoria involontaria” di una valorosa poetessa del nostro tempo e cioè Cinzia Marulli, capace di trovare non da oggi (come la poesia in oggetto appieno dimostra) la propria voce: ed è qui che nasce l’ascolto grato del lettore.

Andrea Mariotti

Cinzia Marulli, Percorsi (prefazione di Jean Portante), Milano, La Vita Felice, 2016.

P.S. Cinzia Marulli (ampie notizie sulla Rete) ha studiato presso la Sapienzadi Roma sino-indologia e sta traducendo alcuni tra i principali poeti cinesi contemporanei e in particolare i poeti brumosi (Bei Dao, Mang Ke e altri). E’ curatrice della collezione di quaderni di poesia Le gemme (progetto Cultura) e promotrice culturale di rassegne di poesia. Ha partecipato a vari festival internazionali di poesia all’estero e le sue poesie sono state tradotte in cinese, greco, inglese e spagnolo e pubblicate in Cina Bolivia, Colombia, Ecuador, Messico e Spagna. In collaborazione con il Gatestudio Records, ha realizzato progetti di videoarte. Pubblicazioni: Agave (LietoColle, 2011); Las Mantas de Dios-Le coperte di Dio (Progetto Cultura, 2013).

sabato 2 aprile 2016

Lettera a Linda

Posto oggi a distanza di tempo questa lettera che mandai a una mia amica carissima alla vigilia di una grande prova che avrebbe determinato il suo vivere. 
La riposto oggi perché sento dentro di me la necessità intensa di esprimere a lei, alla mia amatissima amica Linda, la mia gratitudine. Perché il suo essere è un insegnamento di grande forza, di coraggio, di umanissima dolcezza. La posto oggi perché, dopo aver oltrepassato il varco dell'ignoto, ho ancora la gioia di poterla guardare negli occhi. 
Perché, sai Linda, se avessi avuto una figlia avrei voluto che fosse esattamente come te. 
                                                                                                                              2 aprile 2016

Pensavo al tempo.
Dimmi, Linda
dove si trova il perche?
C’è un luogo che nasconde tutti i misteri,
che conserva le motivazioni di certi eventi?
La vita – questa vita – è un miracolo sin dall’inizio.
Eppure io so, senza comprendere questo benedetto perché,
io so che arriverà il momento che tu
poserai di nuovo il piede a terra
quel piede sacro continuerà a percorrere il sentiero.
A te non sono state donate scarpe comode,
ma solo pelle, nuda e viva.
e col tempo, con il lungo strofinare al suolo callosa e forte.
Ma in te, questa forza che è necessaria,
che hai dovuto trovare senza poter scegliere,
t’illumina d’amore
e così
luminosa e dolcissima ti vedo camminare nel mondo
come sospesa sopra la banalità del normale.
Perché, perché io provo un amore così intenso verso di te?
un’ammirazione clamorosa!
Mi dilanio in questi giorni pensando e ripensando a cosa potrei fare
per aiutarti, per sollevarti dal tuo destino.
E l’impotenza è crudele e inquietante. Lacera nel nulla in cui ti lascia.
Perché è così, il nostro destino è solo nostro e solo noi possiamo viverlo.
In certi momenti siamo apparentemente soli, solo noi stessi con la nostra
anima – e il cuore che batte forte e lo stomaco stretto.
Ma c’è qualcosa di invisibile che non ha nome
come un abbraccio caldo a sostenerci,
non da fuori, ma dentro di noi.
Io credo che siano i nostri semi, quel grano sgranato
che ha seminato amore e bene nel campo della nostra esistenza.
E ogni pianta sorta
gialla e solare, è una preghiera. E non ci sarà dolore, alcun dolore
che possa fronteggiare il coro santissimo che ti circonderà.
perché questo coro è fatto di mille  e mille voci
perché dall’amore nasce amore e di questo amore, il nostro, tu sei avvolta.
E’ l’attesa il dolore più grande
fino a quel momento in cui una flebo dona il sonno. Dopo. Il risveglio. E quel peso enorme, inaudito, non esiste più.
Ce la farai Linda, ce la farai! Guarda a testa alta il tuo futuro e sii orgogliosa di te, meravigliosa, meravigliosa donna vera.


                                                                                            Lunedì 7 settembre 2015
                                                                             Sono un’umile voce del tuo coro d’amore.

                                                                                                         la tua cinzia

sabato 26 marzo 2016

Genziana Le Piane su "Percorsi" di Cinzia Marulli

Lo cerco quel luogo dove  ritrovarmi

Per capire la poesia dell’ultima raccolta poetica di Cinzia Marulli dal titolo Percorsi, Poesie, La Vita Felice, 2016, occorre leggere la lirica del retro di copertina: Forse è nel silenzio che si ascolta / la musica più sublime / in quel vuoto che avvolge / tra la sospensione ansante del respiro / e l’attimo incerto sul bordo del destino. / Nell’apparente conclusione di un percorso / si sfiorano i sentieri del domani. Nel testo troviamo quasi due sinonimi, “percorso” e “sentiero”; d’altronde, il titolo stesso è “Percorsi”, al plurale. Dunque, di quali cammini si tratta? L’epigrafe del libro suggerisce: Viandante non esiste un sentiero / il sentiero si crea camminando (Antonio Machado, Cantares). Tuttavia, benché i nostri passi non siano che sabbia presto cancellata, una tendenza c’è sempre. L’ anelito che spinge la Poetessa è quello della conoscenza ed è per questo che nell’apparente conclusione di un percorso / si sfiorano i sentieri del domani (p. 16): è il senso del sentiero, la conoscenza non ha mai fine. Il percorso è, ovvio, personale, completamente proprio e pieno d’incognite, di dubbi, di curve, di incroci ciechi, di biforcazioni (p. 21). Da qui l’incessante incalzare della Poetessa: Dimmiditemiditemi e la continua ricerca di un viandante che divida la strada; il suo costante cercare orme che calpestino la terra: Sì, camminiamo sempre in compagnia della nostra ombra / la nostra ombra / che ci fa largo tra le foglie secche / e gira l’angolo prima di noi (p. 27), basta camminare insieme ad altre gambe.
Trovo interessante la metafora della terra, termine che ricorre frequentemente nel libro, tanti i significati: bisogno di concretezza di Cinzia (mi sento ghianda / dispersa nella terra, p. 37); intensità del vivere rappresentata dal mettere le mani in pasta, dissodare il terreno, avere cura della terra (cioè della propria vita), irrorarla affinché le zolle non diventino aride - forse, in questo rapporto, la Poetessa esprime anche il desiderio inconscio di volerla dominare, la vita -; è dal suolo poi che si arriva al cielo, saldo luogo della fede; la terra è il simbolo dell’uomo, la sua misura. La terra si oppone simbolicamente al cielo come il principio passivo al principio attivo; l’aspetto femminile all’aspetto maschile della manifestazione; lo yin allo yang; tamas (la tendenza discendente) a sattva (la tendenza ascendente); la densità, la fissazione e la condensazione alla natura sottile, volatile, alla dissoluzione. Universalmente, la terra è una matrice che concepisce le fonti, i minerali, i metalli e simboleggia la funzione materna: dà e riprende la vita. Alcune tribù africane hanno l’abitudine di mangiare la terra: simbolo di identificazione. Esistono anche sepolture simboliche analoghe all’immersione battesimale, per guarire e fortificare, per soddisfare a riti d’iniziazione. Insomma l’idea è sempre la stessa: morire per rinascere sotto altra forma e si torna al concetto che ho già espresso, quello del senza fine. Questo libro è la storia di UN’INIZIAZIONE.
Cosa si trova lungo il cammino? Le nuvole, una voce (un amore?), i ricordi (il ritorno, vero senso del sentiero), la bellezza, gli affetti famigliari, i sogni, la natura, il buio, e, soprattutto, la scrittura, il foglio bianco che fa luce su quel percorso, lo illumina, lo racconta – il nome del dolore non esiste: poeti sono brava gente, hanno fame, attraversano il buio con la paura / sulla pelle, tremano al freddo / e mangiano tutti i giorni…(p. 48).
E ritornano le due parole accoppiate, terra e poesia, un connubio che denuncia tutti i mali del mondo, le stragi, i bimbi morti a Gaza, la Shoah, i fratelli perduti di Parigi, le donne che a gambe larghe urlano la loro mutilazione (p. 50). A questo proposito, occorre leggere la straziante storia di Amina, bambina seviziata per diventare donna, storia che allarma per la presenza silenziosa e omertosa dei partecipanti, tra i quali anche la mamma, che non intervengono per impedire questa barbarie.
Un tema penetrante, alla fine della raccolta, è quello della morte (l’ultima sentita lirica è dedicata al padre), sentimento vissuto senza alcuna drammaticità, anzi.

                                                                                                     Fausta Genziana Le Piane



sabato 19 marzo 2016

Agorà in reading a cura di Antonietta Gnerre e Cosimo Caputo

Domani a Pratola Serra in provincia di Avellino, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, l'Associazione Socio Culturale Agorà in collaborazione con il Circolo Anastasiano e l'Associazione Circuito d'Arte, presentano Agorà in Reading. Diretto e coordinato da Antonietta Gnerre e Cosimo Caputo. Come sempre l'Irpinia dimostra di essere patria di cultura e di arte!
Partecipano i poeti Raffaele Barbieri, Paola Casulli, Mimmo Cipriano, Monia Gaita, Bruno Galluccio, Francesco Iannone, Cinzia Marulli, Rita Pacilio, Melania Panico e Giuseppe Vetromile

19 marzo 2016 Maratona di poesia a cura di Manuel Cohen

Oggi pomeriggio, in occasione della giornata mondiale della poesia, presso la biblioteca comunale di Guidonia si è svolta una maratona di poesia curata dal noto critico Manuel Cohen. Hanno partecipato poeti provenienti da tutta Italia in un clima di condivisione e di festa poetica. Numerosi i momenti di altissima poesia che hanno arricchito l'evento.

Un ringraziamento particolare a Manuel Cohen per l'eccellente organizzazione e per l'accoglienza calorosa e elegante.

giovedì 17 marzo 2016

La Primtemps des Poetes 2016 Lussemburgo

Il 15-16 e 17 aprile 2016 parteciperò al festival La primtemps des poetes in Lussemburgo. I poeti partecipanti sono:
Mireia Caleff (Spagna- Catalogna),
Manfred Chobot (Austria),Serge Delaive (Belgio), Emilian Galaicu-Paun (Moldavia), Albane Gellé (Francia), Roman Honet (Polonia),
Anat Levin (Israele), Adi Assis (Israele), Cinzia Marulli (Italia), Milan Richter (Slovacchia), Léon Rinaldetti (Lussemburgo), Fadwa Souleimane (Siria-Francia), Mustafa Stitou (Paesi Bassi - Marocco), Krisztina Tòth (Ungheria), Margarida Vale de Gato (Portogallo)



Il sito della Primtemps des poetes Lussemburgo