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lunedì 22 aprile 2013
giovedì 18 aprile 2013
giovedì 4 aprile 2013
Introduzione a "I mestieri delle gatte - gattosìe e miciastrocche" (ed. La Vita Felice) di Manuela Minelli
Leggendo “I mestieri delle Gatte”
di Manuela Minelli mi è venuto subito da pensare al nostro grande Gianni Rodari
che amava moltissimo i gatti e che aveva, trai suoi progetti proprio quello di
creare un libro di storie, poesie e disegni a loro dedicato.
Purtroppo, però, la prematura
scomparsa gli ha impedito la realizzazione di quest’opera della quale, per
fortuna, rimane testimonianza nel libro “Gli affari del Sig. Gatto” edito da
Einaudi.
La lettura non solo ci riconduce
ad un buon umore forse da troppo dimenticato in questi tempi difficili, ma ci
porta anche a conoscere o a ri-conoscere la bellezza e la piacevolezza della
convivenza con i nostri amici gatti, abbattendo
anche degli stereotipi, tristemente diffusi soprattutto tra coloro che non
hanno mai avuto a che fare veramente con il mondo felino, e che rappresentano
il gatto come un animale opportunista ed egoista.
Chi ha avuto un gatto nella sua
vita sa che non c’è nulla di può sbagliato di questo. Il gatto, pur conservando
la sua personalità, è veramente un amico fedele, capace di espressioni di
affetto incredibili.
Ed è proprio questo che emerge
nel libro di Manuela Minelli la quale ci parla della sua esperienza “felina”
portandoci dentro le pareti della sua casa e facendoci conoscere i suoi
abitanti pelosi attraverso i loro “mestieri” ovvero attraverso il comportamento
che assumono nel relazionarsi con noi e con l’ambiente circostante. Si potrebbe
dire che l’autrice trasforma in gattosìe
e miciastrocche l’osservazione attenta e costante del modo di fare del
gatto creando un’opera solo apparentemente “leggera” ma in realtà supportata da
conoscenze profonde e che riscuoterebbe, sicuramente, anche il consenso del
prof. Danilo Mainardi.
Del resto, l’aspetto giocoso del
libro, l’allegria che da esso ne deriva rendono l’opera stessa facilmente e
piacevolmente divulgabile non solo tra le persone, grandi e piccine, che amano
e convivono con un gatto e che, quindi, lo apprezzeranno di certo, ma
soprattutto tra coloro che non hanno avuto ancora la gioia di vivere questa
esperienza. Non possiamo ignorare infatti che l’addomesticamento del gatto
risale a circa 4000 anni fa e che già gli egizi erano rimasti affascinati da
questo animale tanto da considerarlo sacro. Sicuramente il suo ruolo di
predatore di piccoli roditori ha giocato un ruolo importantissimo nella sua
diffusione domestica, ma ciò ha portato proprio a creare quell’unione
uomo-gatto così intima e particolare messa ben in evidenza nel libro di Manuela
Minelli.
Ultima piccola osservazione prima
di lasciare il lettore al piacere di inoltrarsi nelle pagine di questo libro è
il fatto che i gatti di cui parla l’autrice sono tutte “gatte”, forse per evidenziare che la società felina, e
quella dei gatti in particolare, è una società matriarcale con gruppi di
femmine che vivono insieme per occuparsi della crescita dei loro piccoli. o
forse perché l’autrice ha voluto rivendicare, anche attraverso le sue gattosìe e miciastrocche l’importanza
del ruolo femminile in tutte le sue espressioni.
Cinzia Marulli
Nota di lettura su "Appunti per una Leggenda" di Mario Meléndez
Autore: Mario Meléndez
Traduzione: Emilio Coco
Titolo dell’opera: Appunti per una leggenda
Editore: Rocinante Editores
“Appunti per
una leggenda” pubblicato dall’editore messicano Rocinante editores è la
prima opera di Mario Meléndez tradotta
mirabilmente in italiano da Emilio Coco.
In quest’opera, che poi è l’estratto di una più
ampia, Mario Meléndez ci accompagna in
una dimensione altra, ci fa travalicare i confini geografici del nostro paese,
della nostra cultura e ci porta in un paese famoso e sconosciuto allo stesso
tempo. Ma il viaggio è straordinario perché non sono servite lunghe marce a piedi,
l’aereo o navi robuste per attraversare l’oceano; l’unico mezzo di trasporto
che ci concede l’autore è la sua parola poetica. E l’itinerario scelto è la sua anima. Dunque
le poesie di Mario Meléndez ci portano a conoscere il suo mondo passando
attraverso il suo sguardo; ma questo mondo non è solo quello visibile: in esso
si frantuma la crosta terrestre e si penetra in fondo come radici alla ricerca dell’acqua,
si scava nel dolore, nella solitudine, si sconfigge perfino la morte e proprio
la morte è, per così dire, il personaggio principe; essa, nelle poesie di
Mario, diviene materia, persona; è quasi un’ossessione, un pensiero fisso e
costante che dimostra come il vissuto storico e personale possa incidere
profondamente in ogni aspetto del nostro essere. La poesia di Mario è un racconto, è così
naturale che sembra il parlare di un amico caro, ma al contempo è così profonda
che ci smuove dentro, ci pone a confronto con noi stessi, ci chiama a raccolta
davanti al senso reale dell’esistenza.
Affascinanti sono le metafore utilizzate
dall’autore, che ci riportano sempre alla natura, alla nostra terra nella sua
purezza selvaggia; così troviamo di uccelli
di “sangue nell’esilio”, o i vermi di
“precauzioni dell’ultima ora” e di “l’ultima cena”. Particolare è la poesia d’amore “Portami” dove
l’immagine della donna, della terra, della patria e della madre si fondono tra
di loro.
sabato 16 marzo 2013
Risonanza, echi di pensieri su Agave
Ho ricevuto, oramai molto tempo fa, questa bellissima mail di Maria Stella Fabbri ed ho pensato di condividerla con voi.
Ottobre 2011
Cara
Cinzia,
ho riletto tutte le tue poesie, ma l’eco che t’invio
si limita al titolo e a quanto ad esso strettamente si lega, dove
particolarmente ha sostato la mia attenzione.
Del resto il da dirsi sull’insieme è stato ampiamente
ed egregiamente detto, per cui …
Quanto ti consegno è spontaneamente nato da un
connubio di pensieri e di realtà che si sono come incrociate, venendo tra loro
a colloquio.
Ho un’agave nel mio terrazzo: la strappai, anni
fa, ad una selvaggia riva marina della
mia selvaggia Maremma. Mi è sempre piaciuta quella sua robustezza orientata al
fiorire, quella sua carnosità capace di rendere ricamo l’impronta delle sue
stesse spine (appuntito vertice solo a difesa), il suo ergersi a mostrare tutta
quella vita selezionata dentro il mistero della terra…
Come fai tu, nell’esergo della tua raccolta, dopo
averlo fatto di fronte allo svelarsi del tuo Evento per darne immediata notizia
al Figlio…pur se da lui ti veniva, e imperiosa, la nuova identità.
Affidata alle pagine, la notizia s’è poi diffusa…
Eppure conserva una sua indicibile unicità, così come unica resta l’esperienza
di quella “radice” che s’insinua “tra le zolle” in cerca d’acqua, per
crescere “come pianta/rampicante” e
avvinghiarsi “alla vita” fino a “fiorire”. Dove il fiorire è, al tempo
stesso, autonomia di processo e restituzione: a saziarti sono infatti i suoi “petali”, del cui prodigio anche la tua “anima grida”, mentre “il grembo
devoto” si fa spazio al plasmarsi in vita dell’amore.
Una vita che, oltre al volto del Figlio, avrà anche
altri volti, com’è naturale che sia per la diffusività dell’amore, ma che,
tuttavia, in lui esprime, per te, più naturalmente che mai, la sua massima celebrazione.
Grazie a te e alla poesia, Maria Stella Fabbri
venerdì 15 marzo 2013
Democrazia di Alberto Toni (La vita felice 2011)
Democrazia di Alberto Toni (Ed. La vita felice) è un poemetto di carattere civile diviso in cinque parti. La prima parte incomincia con una citazione tratta dal romanzo “Primavera di bellezza”di Beppe Fenoglio che ci introduce direttamente nella seconda guerra mondiale, ce ne rappresenta l’orrore con i suoi morti, ma anche con la sua ipocrisia. Tuttavia in Democrazia non esiste un tempo definito bensì prevale la dimensione atemporale, il ritrovarsi oltre il tempo. La guerra, poco importa se è la seconda guerra mondiale, è la Guerra , il concetto stesso nella sua essenza a essere preso in esame, sono tutte le guerre del mondo, quelle passate e quelle potenzialmente future. In questa prima parte la guerra viene esaminata, sezionata, condannata e perfino superata con una visione nel bene e nella speranza, non siamo infatti di fronte ad una poesia civile fine a se stessa, bensì davanti ad una poesia di “esortazione” nella quale è forte il senso della coscienza e la consapevolezza del bene da conquistare, un bene visto come fine verso il quale tendere e in cui credere. Interessante, ad esempio, la figura delle “madri” portatrici di speranza, di nuove aperture, già consapevoli dell’assurdità della guerra.
Colpisce la poesia di Alberto Toni perché crea suggestioni. E’ una poesia che penetra, entra dentro, s’insinua, è una poesia che si “sente”, smuove le sensazioni, i sentimenti, le percezioni: non ci descrive la guerra, ce la fa vivere.
La seconda parte inizia con un verso secco, preciso, intensissimo: Democrazia è pazienza…./ Sintesi esemplare nella quale è racchiuso tutto il lavoro, il sacrificio, il credo, gli ideali che sono alla base della democrazia. La democrazia è una lunga, difficile e dolorosa conquista. Alberto Toni ce ne espone il senso profondo e ci ricorda che la democrazia deve avere come fondamento essenziale l’onestà.
Nella terza parte c’è di nuovo l’esortazione a non soffermarsi a guardare al negativo, ma a focalizzare lo sguardo verso la meta giusta, verso ciò che si vuole veramente, a non perdersi. Ma attenzione, non si può andare avanti senza ricordare il passato, senza tenerlo sempre bene in vista: …/ritaglia dalla ruota del camion il ritratto/di tua madre e tienilo sempre con te,/non puoi tentare il futuro senza il ritratto/di tua madre./
In questa terza sezione Alberto Toni si sofferma maggiormente sul significato stesso di democrazia, sulla sua essenza: Anche il sorriso dovrà fondersi con il tuo./ Tutto il sacrificio nascosto, dirimere/ le questioni irrisolte, di sera davanti/l’uno all’altro, fino a quando non ci sarà/tregua. Non è forse racchiuso in questi versi il senso profondo della democrazia?
La quarta parte si apre con una citazione di P.P. Pasolini tratta da Transumanar e organizzar:
-Come dice Euripide: «La democrazia consiste in queste semplici parole: chi ha qualche utile consiglio da dare alla sua patria?» -
Siamo quindi un passo avanti nella ricostruzione , ma qui forte è il senso del sacrificio e del dolore. Cosa ci ha lasciato la guerra? Il dolore della madri in lutto - e proprio per questo “Ora è tempo di lavoro” dice Toni. Tutti quei giovani morti non possono essere periti invano . Sono loro che hanno pagato per tutti e noi abbiamo il dovere di rendere sacre quelle morti attraverso il nostro lavoro per costruire un mondo di bene: “Chi ha qualcosa da dire di buono. Perché/ il sole è gia alto e quello avanti sono un/ bel gruppo per l’avanguardia, le riserve/ ci sono, gli zaini, una bandiera rimediata./
E’ una sezione che porta alla riflessione e alla considerazione che la democrazia deve essere fatta con l’apporto di tutti, all’unisono.
La quinta e ultima parte si apre con una citazione di De Amicis tratta dal libro Cuore: L’educazione di un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch’egli tien per la strada.
E’ dunque evidente qui il richiamo al senso civico di un popolo, al sua capacità di relazionarsi in un contesto sociale. In questa parte è meno evidente il senso tragico, tuttavia rimane presente, anzi direi incombente, il dolore della guerra, il sacrificio della ricostruzione.
Colpisce la poesia di Alberto Toni perché crea suggestioni. E’ una poesia che penetra, entra dentro, s’insinua, è una poesia che si “sente”, smuove le sensazioni, i sentimenti, le percezioni: non ci descrive la guerra, ce la fa vivere.
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