Oggi pomeriggio, in occasione della giornata mondiale della poesia, presso la biblioteca comunale di Guidonia si è svolta una maratona di poesia curata dal noto critico Manuel Cohen. Hanno partecipato poeti provenienti da tutta Italia in un clima di condivisione e di festa poetica. Numerosi i momenti di altissima poesia che hanno arricchito l'evento.
Un ringraziamento particolare a Manuel Cohen per l'eccellente organizzazione e per l'accoglienza calorosa e elegante.
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sabato 19 marzo 2016
giovedì 17 marzo 2016
La Primtemps des Poetes 2016 Lussemburgo
Il 15-16 e 17 aprile 2016 parteciperò al festival La primtemps des poetes in Lussemburgo. I poeti partecipanti sono:Mireia Caleff (Spagna- Catalogna),
Manfred Chobot (Austria),Serge Delaive (Belgio), Emilian Galaicu-Paun (Moldavia), Albane Gellé (Francia), Roman Honet (Polonia),
Anat Levin (Israele), Adi Assis (Israele), Cinzia Marulli (Italia), Milan Richter (Slovacchia), Léon Rinaldetti (Lussemburgo), Fadwa Souleimane (Siria-Francia), Mustafa Stitou (Paesi Bassi - Marocco), Krisztina Tòth (Ungheria), Margarida Vale de Gato (Portogallo)
Il sito della Primtemps des poetes Lussemburgo
sabato 12 marzo 2016
Lo sguardo oltre - Lucianna Argentino e Luisa Pianzola
Giovedì 17 marzo 2016 alle ore 18 e 30 dialogherò con le poetesse Lucianna Argentino e Luisa Pianzola.
Ci incontreremo nell'enoteca letteraria di via IV Fontane 130 a Roma.
Estremamente interessanti le loro ultime pubblicazioni poetiche edite entrambi dalla casa editrice La Vita Felice nella collana Voci Italiane: "Una specie di abisso portatile" di Luisa Pianzola e "Le stanze inquiete" di Lucianna Argentino. Due opere che mettono in evidenza uno sguardo profondo, intenso, che travalica le apparenze ed il proprio sé.
Il pubblico partecipante all'evento è inviato a contribuire con propri interventi sul tema "Lo sguardo oltre".
Ci incontreremo nell'enoteca letteraria di via IV Fontane 130 a Roma.
Estremamente interessanti le loro ultime pubblicazioni poetiche edite entrambi dalla casa editrice La Vita Felice nella collana Voci Italiane: "Una specie di abisso portatile" di Luisa Pianzola e "Le stanze inquiete" di Lucianna Argentino. Due opere che mettono in evidenza uno sguardo profondo, intenso, che travalica le apparenze ed il proprio sé.
Il pubblico partecipante all'evento è inviato a contribuire con propri interventi sul tema "Lo sguardo oltre".
giovedì 3 marzo 2016
AMINA sul sito della CASA DELLA POESIA DI MONZA
Amina di Cinzia Marulli sul sito della casa della poesia di Monza
Amina è un testo sull'infubilazione. Una pratica a cui sono sottoposte milioni di bambine ogni anno. Una pratica indicibilmente dolorosa che deturpa il fisico e la dignità della donna.
Credo che sia dovere di ogni persona combattere questa pratica che risiede nella tradizione di molti paesi e che nulla ha a che vedere con la religione.
Ringrazio la Casa della Poesia di Monza per la diffusione di questo testo e dell'audio che ho realizzato con il GatestudioRecord di Carlo Leoni.
sabato 27 febbraio 2016
Percorsi di Cinzia Marulli prefazione Jean Portante (Ed. La Vita Felice)
Esce in marzo la mia terza raccolta di poesia. E' un percorso durato sette anni. Il libro si struttura in tre sezioni. La prima è il "Senso bianco delle nuvole" e traccia visioni e interrogativi sull'esistenza. La seconda è "Il paradosso del cerchio" ovvero uno sguardo alla vita, nei suoi molteplici aspetti. La terza sezione è "Il riflesso della luce" e rappresenta la mia visione dell'oltre e della morte.Il mio ringraziamento speciale a Jean Portante per la prefazione intensa e sensibilissima.
Percosi sul sito della Casa Editrice La Vita Felice
La prefazione di Jean Portante
Cinzia Marulli o la sfericità dell’essere
C’è
leggerezza nelle poesie di Cinzia Marulli, non quella delle parole, ma del
vento, delle nuvole, della nebbia. Ciò
apre il cammino alla chiarezza. Al
biancore. Sgretola l’oscurità, la
rinchiude nell’ombra. Invita al viaggio.
Ci mette in cammino sul sentiero.
E riabilita, non la strada percorsa, ma, dopo di essa, il ritorno. Mi viene da pensare al poeta Piere Joris
quando scrive “se ritorni, riporta il cammino con te”. Questo è un libro del
ritorno, dunque, del ritorno eterno, Ma verso dove? Verso che cosa? Verso chi?
La
poesia, secondo definizione, quasi, pone delle domande. E, soprattutto, è
circolare. Su qualsiasi punto della sua circonferenza, essa è unita a un centro
che non abbandona mai, poiché dimenticarlo sarebbe come dimenticare se stessa,
divenire sciame di parole nell’eclissi delle nuvole. Queste poesie, questi
“Percorsi” sono come aquiloni. Volano, si avvicinano alle nuvole, ma nessuna
mano le abbandona. Ed è così, la mano del poeta, distribuisce i fili dal centro
dell’esistenza. Il labirinto è lì, ma Icaro è lontano. Il poeta ha appreso la
lezione della cera.
In
questo senso, “Percorsi” è il libro dei bilanci, e il ritorno è un viaggio
intimo verso il centro dell’”io”. Basta
poi affondare la zappa e smuovere la terra intorno ai piedi. Scavare. Per sotterrare il male di ciò che è
stato. Per dissotterrare i ricordi,
così, che come i petali di un fiore esistenziale assorbono la clorofilla che un
sole nascosto gli invia. Poi,
ricominciare a mettere un passo dopo l’altro per riannodarsi con il ciclo della
vita e della morte. Rinascere fiore. Con i colori del desiderio. E morire in
quei stessi colori. Morire, ultimo ritorno alla terra, alla cenere, a quelli –
il padre e gli altri – che, prima, hanno preso in prestito l’ultimo percorso.
C’è
del sacrificale in questo movimento. Ritualizzazione del ciclo. Del cerchio. La
poesia gira intorno al suo nocciolo come la vita gira intorno al sole. E,
girando, rifà il cammino che dalla radice va alla spiga e poi ritorna alla
radice. E’ così che si rispondono il
futuro e il passato. Grano dopo grano. Grano di rosario. Grano di sabbia. Poiché anche lì il cerchio domina.
Addormentarsi nel mare per risvegliarsi nella pietra. Con, al risveglio, la
domanda della chiave. Una chiave a portata di mano, ma chissà a quale serratura
è destinata? Mare, pietra. Chiave, serratura. Il cerchio. Ombra, luce. Il
cerchio. Come l’”io” uguale all’acqua che evapora, sale verso le nuvole, poi la
pioggia che scende, divenuta acqua, sulla terra.
Attenzione
però: la poesia di Cinzia Marulli non è una poesia esistenzialista, ma
esistenziale. Nel senso che, piantato nella terra, l’essere tende verso l’alto
come l’albatros di Baudelaire. Là dove
la speranza ha grandi ali. Ma sente, l’essere, al tempo stesso il bisogno di
radicamento nella terra, unica garante affinché non si perda ciò che è stato.
L’alto e il basso non si escludono. C’è
di fatto, in queste poesie, una tensione estrema, un dilaniarsi, uno strappo, sì una sofferenza tra il bisogno
d’immobilità e il desiderio di ampiezza.
Tra i piedi con i loro piccoli passi e la testa creatrice di spazio e di
lontananza.
Scrivere
è, insomma dice Cinzia Marulli, cercare il percorso. Cercare il “tra”. La poesia si fa allora messaggero
di una scienza ben particolare che chiamerei “tralogia”. La scienza del
sentiero.
E’
questo “tra”, che dà alla scrittura il suo territorio. Territorio che offre,
attraverso il setaccio dei ricordi e dei desideri, i suoi temi alla poesia: il
tempo che passa, l’evanescenza dei ricordi, con, dall’uomo all’altro, tutto
quello che la vita promette e tradisce.
Temi universali divenuti atomi dell’intimo. Ciò non impedisce il grido di dolore quando
colpisce il male che l’Uomo infligge all’umanità. Quindi il poeta è come te e
me, conclude Cinzia Marulli, egli si fa la doccia, va al bagno, fa la spesa, in
breve, egli vive. E vede fino a che
punto il cerchio della vita è torturato dalla mano umana. Con la bocca ferita costantemente da una
domanda: come tanto male è possibile nel bene?
Jean
Portante
traduzione di Jean Portante e Cinzia Marulli
martedì 19 gennaio 2016
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