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mercoledì 21 dicembre 2011

mercoledì 14 dicembre 2011

Educare alla bellezza
28 ottobre 2011
Palazzetto Mattei - Villa Celimontana - Roma -

Fondazione Claudi
e
Davide Rondoni

letture poetiche
di
Monica Martinelli e Rita Pacilio

martedì 13 dicembre 2011

Premio di poesia "Le gemme"

I^ edizione
Scadenza 30 aprile 2012

1
La casa editrice Progetto Cultura ha inaugurato nel 2011 la nuova collezione di quaderni di poesia “Le gemme”, curati da Cinzia Marulli Ramadori, al fine di testimoniare momenti di elevata ispirazione poetica tali da potersi legittimamente inserire nel panorama letterario contemporaneo per la loro unicità e significatività, sia dal punto di vista contenutistico che stilistico.
L’intenzione, infatti, è quella di raccogliere le gemme di ogni autore per sintetizzarne il discorso poetico e, al tempo stesso, facilitarne la diffusione, utilizzando un formato semplice ma elegante e di immediato impatto visivo.
Nell’ambito di tale iniziativa, Progetto Cultura promuove la prima edizione del Premio di poesia “Le gemme” (in appresso, per brevità, Premio).

2
Possono partecipare al Premio autori italiani e stranieri con una silloge in lingua italiana a tema libero per un minimo di 20 e un massimo di 28 poesie.
La silloge deve essere inedita (la diffusione sul web delle singole poesie non viene intesa come pubblicazione). Per ogni partecipante è ammessa una sola silloge.
Al fine della partecipazione, è richiesto il pagamento di una quota di 20 euro, per spese di organizzazione e segreteria, da versare:
  • sul c/corrente postale n° 52028743 intestato a Edizioni Progetto Cultura - Roma
  • tramite bonifico bancario IBAN  IT06I0558403252000000051351 (Banca Popolare di Milano), con beneficiario Edizioni Progetto Cultura - Roma.
3
La giuria del Premio -  coordinata da Cinzia Marulli Ramadori e costituita da rappresentanti di rilievo del panorama poetico e letterario contemporaneo  i cui nomi saranno resi noti alla scadenza del bando  - procederà, dopo la fase di selezione, all’individuazione di 15 finalisti che saranno invitati alla cerimonia di premiazione che avrà luogo a Roma presso la libreria-caffè letterario “Mangiaparole” (Via Manlio Capitolino 7/9). 
Nel corso della cerimonia di premiazione, saranno proclamati i tre vincitori scelti dalla giuria.
La giuria si riserva di indicare eventuali menzioni speciali, nonché di non proclamare alcun vincitore nel caso non giungano opere ritenute meritorie.
Il giudizio della giuria è inappellabile.

4
Il premio per ciascuno dei tre vincitori consiste nella pubblicazione nell’ambito della collezione dei quaderni di poesia “Le gemme” . La pubblicazione sarà a titolo gratuito, con sottoscrizione di regolare contratto di edizione.
Per le tre sillogi pubblicate, si prevede la presentazione presso la libreria-caffè letterario Mangiaparole.

5
Le sillogi dovranno essere inviate per posta, in triplice copia, all’indirizzo Edizioni Progetto Cultura – Casella Postale 746 – 00144 Roma.
Ciascuna delle tre copie dovrà indicare nel frontespizio il titolo della raccolta, i dati dell’autore (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo, telefono, e-mail, breve nota bio-bibliografica) e la seguente dichiarazione debitamente firmata: Io sottoscritto/a (nome e cognome) dichiaro che la raccolta di poesie dal titolo …………….. è mia opera originale ed inedita e acconsento alla sua pubblicazione e presentazione in pubblico e alla utilizzazione dei miei dati personali ai sensi del D. Lgs. n.19  del 30 giugno 2003.
Nel plico contenente le tre copie della silloge dovrà essere inserita anche copia della ricevuta di pagamento dei 20 euro per la partecipazione al Premio.
I dattiloscritti non saranno restituiti.

6
Gli autori selezionati saranno informati in tempo utile circa la data e l’orario di svolgimento della cerimonia di premiazione, che in ogni caso sarà resa pubblica sui siti www.progettocultura.it e www.mangiaparole.it.

Per qualsiasi ulteriore informazione o chiarimento scrivere all’indirizzo  c.marulli@progettocultura.it

Incontro poetico e tre voci


Video dell'evento del 27 ottobre 2011 al caffè letterario Mangiaparole: Angela Ragusa con "Rendimi Altare" (LietoColle), Luciano Lodoli con "Colleziono Suggestioni" (LietoColle), Maurizio Rossi  con "Sono aratro le parole" (LietoColle): relatori Anita Napolitano, Cinzia Marulli Ramadori e Angelo Sagnelli

martedì 15 novembre 2011

Impressioni: dalla lettura della raccolta poetica “Colleziono suggestioni” di Luciano Lodoli (LietoColle 2011)

Recensione pubblicata su LaRecherche

Già nel titolo appare la potenza racchiusa in questa raccolta poetica di Luciano Lodoli: “Colleziono suggestioni” (LietoColle 2011); perché profonda è la sensibilità dell’animo umano, ma soprattutto profondo è il suo essere tra le cose, nella vita, dove emozioni, azioni, sentimenti, persone, luoghi e circostanze agiscono come forze esterne che abbracciano e scuotono lo spirito impadronendosi del sentire. Vi è però anche una chiara consapevolezza, un volersi lasciar trasportare e un desiderio necessario di ascoltare il proprio animo così arricchito dalla vita.

La raccolta, seppur breve, contiene ben quattro sezioni, ognuna rappresentativa di aspetti evidentemente importanti della e nella vita dell’autore, un sunto di priorità attraversate una ad una dalla parola poetica, quasi a voler rendere materia proprio quelle “suggestioni” collezionate. Significativo è il fatto che ogni sezione ha come titolo una frase, un verso, un aforisma di altri autori che racchiudono in sé l’argomentazione trattato da Lodoli; come se una semplice denominazione non fosse sufficiente ad abbracciare l’intero discorso; infatti le frasi scelte non costituiscono la mera definizione del tema trattato, ma aprono un sentiero e trasportano il lettore attraverso un percorso di percezione; l’argomento dunque non è esplicitamente dichiarato, ma è espresso attraverso una citazione che ne crei la “suggestione”. Perché in questo “libricino” tutto è esattamente dove deve essere. Non ci sono inutilità, ma elementi primari.
La prima sezione è dedicata proprio alla poesia e ad annunciarla troviamo dei meravigliosi versi di Alda Merini “Ho bisogno di poesia, / questa magia che brucia la pesantezza delle / parole, / che risveglia le emozioni e dà colori nuovi”. Una chiara dichiarazione di poetica che Luciano Lodoli rende propria e argomenta con le sue poesie nelle quali si evidenzia la centralità della parola poetica, tanto importante da sentire il bisogno di poetare sul poetare. La poesia crea dunque un mondo altro, entriamo nella terra di mezzo di Tolkien e non è dunque riconducibile ad un banale sfogo, ad un limitativo atteggiamento introspettivo, ma assume un ruolo purificatore che invade l’animo umano il quale può solo accoglierla in calici scelti perché essa come acqua sorgiva / pura e fresca / nasce / dal profondo./
In questo connubio poesia-acqua si ritrova appunto la valenza purificatrice e salvifica: è il poeta… che dà colore alle domande e significato alla fragilità”.
Quattro sono le poesie dedicate alla prima sezione, solo quattro verrebbe da dire, ma la loro potenza poetica ne dilata il numero, ne amplifica il dettato in una sintesi di grande rilevanza stilistica e contenutistica.

La seconda sezione si apre con una frase di Sant’Agostino (definito in tale contesto semplicemente “Agostino”; forse, mi viene da pensare, per sottolineare il senso filosofico della frase stessa senza implicazioni religiose che possano deviarne la comprensione) e che recita: “Non ci sono propriamente tre Tempi, il passato, il presente, il futuro, ma soltanto tre presenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro.” Il Tempo dunque assunto a coscienza con tutte le sue infinite implicazioni; il tempo della vita, l’importanza di vivere il presente come nei versi tratti dalla poesia “La mappa e il territorio”: Ciascuno chiude il proprio cammino / quando il territorio a lui dispare / e la personale mappa completa / che i superstiti per poco ancora / forse si illuderanno di ricordare/. Ecco dunque che inevitabilmente si collega al tempo il concetto della fine che ritroviamo praticamente in tutte le poesie dedicate a questa sezione così come vi troviamo anche il concetto di inizio e di vita. Il presente diventa una sorta di segmento racchiuso tra “Due nulla”…infinito prima e indefinito / poi / si sfiorano. / Due parentesi / due nulla / circoscrivono altere / e inesorabili / il senso inafferrabile / elusivo e inquietante / di quanto noi diciamo / esistere./ Si potrebbe riflettere per ore su questi versi tanto sono pregni di significato. Estrema sintesi di un concetto amplissimo non solo sull’esistenza vista attraverso un monitor tridimensionale, ma anche sull’origine e sulla fine, direi sicuramente sull’oltre.

Vita-morte esistono come aspetto dualistico in una concezione spazio- temporale fatta di percezioni e di “Immagini eidetiche”. Non troviamo un pensiero di centralità universale dell’essere umano, tipico del mondo occidentale e cinese, ma un pensiero che pone la natura al di sopra, in una dimensione di sacralità per sé stessa e di indifferenza verso l’uomo. Mi viene alla mente Wislawa Szymborska che nella poesia “Le nuvole” dice: Gli uomini esistano pure, se vogliono, / e poi uno dopo l’altro muoiano, / loro, le nuvole, non hanno niente a che vedere / con tutta questa faccenda / molto strana./…/ Non devono insieme a noi morire, né devono essere viste per fluttuare./, ed ecco Luciano Lodoli che recita così nella poesia “Fresca di rugiada”: Fresca di rugiada / è l’erba / al mio sguardo distratto / indifferente / e lustra di sacro / il terreno cela./

Ma quando l’autore parla della vita entra in un discorso di chiarezza e di consapevolezza. In questo contesto troviamo la centralità dell’uomo, per ciò che riguarda la sua propria esistenza, perché se è pur vero che le nuvole passano indifferenti e che anche l’erba indifferente allo sguardo dell’uomo copre di sacralità la terra è anche vero che l’uomo stesso deve avere ruolo attivo e centrale nella propria vita così ne “Il senso opaco della colpa ignota” i versi finali dicono:… / e non fui mai / ciò che non volli / e presi parte chiara perciò / all’occorrenza./
Nella terza sezione evocata da un suggestivo verso di Montale: Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua / limpida. / scorta per avventura tra le petraie d’un greto… /  passiamo ad un poesia lirica, dedicata e rappresentativa degli affetti, anche il ritmo ed il verso cambiano e si plasmano al contenuto diventando più dolci, amorevoli. Qui ci appare l’uomo, nel suo sentire verso le persone più care e significative della sua vita: la compagna, la figlia, la madre. Tre figure di donna, ognuna unica e insostituibile; Quanta tenerezza in queste poesie; l’amore non solo si legge, ma si sente, diventa suggestione anche per il lettore come ne “Il risveglio di Ulisse”: L’indistinta eco di una voce amica / e il suo danzante intercalare / nella domestica stanza al risveglio / giunge serena a riportare / una Itaca ancora ritrovata / e una Penelope da baciare / il giorno della sfida al nuovo mare, / ultima. Che splendido esempio di sintesi poetica questi versi: in essi c’è racchiuso l’affanno dell’uomo, il suo viaggio interiore e attraverso la vita (l’Ulisse), il concetto di amore-amicizia quale duale aspetto di un unico sentimento (voce amica), l’atmosfera familiare, intima (domestica stanza al risveglio), la passione amorosa (da baciare), la certezza dell’amore vero, fedele (Penelope), l’importanza dell’amore quale sostegno dell’uomo di fronte all’ignoto (sfida). Anche questa una sezione intensa, fatta di pochi, profondissimi, versi come la poesia “Ti scorgo ora” dove si evidenzia il ricordo della madre che ricompare nella memoria e nel sonno, dall’oltre, quale affetto immortale e immanente. Perché l’amore dato, l’amore ricevuto rimane a conforto, a nutrimento della nostra vita: e come sempre rivivrai al mattino / tenace e flebile nel mio ricordo./
L’ultima sezione si apre con una frase del nostro Pier Paolo Pasolini: “Non popolo arabo, non popolo balcanico, /  non popolo antico / ma nazione vivente, ma nazione europea: / e cosa sei? /  . Entriamo dunque in un segmento diverso dai precedenti: ci troviamo davanti ad una poesia civile o per meglio dire di impegno civile, giacché la poesia se non fosse civile, sarebbe forse incivile? La poesia dunque non come analisi introspettiva, ma come occhio sul mondo e nel mondo, in un sentire collettivo che travalica anche i singoli e tragici eventi richiamati nei versi del Lodoli. Qui il poeta parla più che mai con un “io” collettivo inserendosi nella sua contemporaneità e mettendo però in evidenza quei valori universali che dovrebbero permeare l’animo umano: la compassione, la fratellanza, il senso della giustizia.
L’analisi si estende ad eventi tragici come il terremoto di L’Aquila, la shoah, Piazza Fontana, così facendo Lodoli analizza il comportamento dell’uomo nella sua socialità, grida la sua rabbia, la sua disapprovazione, esprime il suo essere nel mondo.
Potrei continuare a parlare per ore di ogni verso scritto da Luciano Lodoli, tante sono le suggestioni che la sua poesia mi ha trasmesso. Lascio invece il posto alla lettura delle sue poesie che da sole, nella loro pura sintesi, ci trasmettono l’essenza del loro valore.

                                                                                    Cinzia Marulli

giovedì 20 ottobre 2011

Marzia Spinelli su Agave di Cinzia Marulli

“Agave” di Cinzia Marulli Ramadori, LietoColle 2011
Marzia Spinelli e Guido Oldani

 Sono veramente “Gocce di luce”  questi versi di Cinzia Marulli, “ brillano sul mare/come stelle galleggianti/in attesa di tornare/nell’immensità del cielo”:  forse sta qui il cuore di Agave, in queste gocce/parole scelte con cura e dedizione. Cadono decise e poi a volte pudiche e poi furiose man mano che avanzano: acqua che nutre radici, fa fiorire, diventa  amnios e poi respiro;  gocce guidate da  “una penna antica traditrice …” cui affidare un  arduo compito, librarsi e liberarsi dalle tempeste mentre “straripa l’inchiostro/ dagli argini della mia anima/ è un fluire nero e tumultuoso/ sul bianco foglio della ragione”: l’acqua mobile e la terra ferma della scrittura, una zona di guerra cui decidere se arrendersi o meno. Onnipresente è l’Agave del titolo, pianta strana, fiorisce una sola volta ma qui è portatrice perenne d’amore, accompagna l’onda “possente” di emozioni e pensieri, a volte sfinita nel fare quotidiano, altre immersa nella nebbia e poi ancora sempre sul mare, così caro a Cinzia, davanti al quale si siede e ne ascolta ” la vertigine marina” che fa vacillare ma che addolcisce. E sempre all’acqua, a quel liquido amniotico inizio di tutto, l’Autrice consegna il proprio cammino esistenziale e poetico: “il piede mio sconfina/nel vuoto(quindi) arieggia/e in un tuffo mi rotondo nell’ignoto”. Se la maternità è una morbida rotondità, “asilo ancestrale”,  calda e sapiente é l’intera cifra con cui Cinzia sta al mondo: “tra i vicoli antichi/suona la vita”, e pure se s’affacciano ombre  “s’abbraccia nella quiete del mattino/la gioia sconnessa della vita/il lento perpetuare del dolore … “e timori “è il vacillare mesto dell’acrobata/che si dondola sul filo/e non riesce/ad afferrare la corda”, questa Agave sa mostrare la meraviglia di chi vede “tra tanto cemento/un filo d’erba”. E anche noi la vediamo.
             
                                                                                                 Marzia Spinelli

martedì 11 ottobre 2011

Maria Stella Fabbri su Agave di Cinzia Marulli

Risonanza, echi di pensieri su Agave (LietoColle 2011)
Ottobre 2011
 Cara Cinzia,
ho riletto tutte le tue poesie, ma l’eco che t’invio si limita al titolo e a quanto ad esso strettamente si lega, dove particolarmente ha sostato la mia attenzione.
Del resto il da dirsi sull’insieme è stato ampiamente ed egregiamente detto, per cui …
Quanto ti consegno è spontaneamente nato da un connubio di pensieri e di realtà che si sono come incrociate, venendo tra loro a colloquio.

Ho un’agave nel mio terrazzo: la strappai, anni fa,  ad una selvaggia riva marina della mia selvaggia Maremma. Mi è sempre piaciuta quella sua robustezza orientata al fiorire, quella sua carnosità capace di rendere ricamo l’impronta delle sue stesse spine (appuntito vertice solo a difesa), il suo ergersi a mostrare tutta quella vita selezionata dentro il mistero della terra…
Come fai tu, nell’esergo della tua raccolta, dopo averlo fatto di fronte allo svelarsi del tuo Evento per darne immediata notizia al Figlio…pur se da lui ti veniva, e imperiosa, la nuova identità.
Affidata alle pagine, la notizia s’è poi diffusa… Eppure conserva una sua indicibile unicità, così come unica resta l’esperienza di quella “radice” che s’insinua “tra le zolle” in cerca d’acqua, per crescere “come pianta/rampicante” e avvinghiarsi “alla vita” fino a “fiorire”. Dove il fiorire è, al tempo stesso, autonomia di processo e restituzione: a saziarti sono infatti i suoi “petali”, del cui prodigio anche la tua “anima grida”, mentre “il grembo devoto” si fa spazio al plasmarsi in vita dell’amore.
Una vita che, oltre al volto del Figlio, avrà anche altri volti, com’è naturale che sia per la diffusività dell’amore, ma che, tuttavia, in lui esprime, per te, più naturalmente che mai,  la sua massima celebrazione.

Grazie a te e alla poesia, Maria Stella Fabbri